Giornale di Brescia 3 12 2008
Cultura&Spettacoli
Il codice miniato del sarto copista È tra le curiosità emerse nel convegno in Cattolica su libri e lettori tra Medioevo ed Età moderna UMANISTI

Libro dei privilegi, XV secolo, Biblioteca Queriniana
Dietro i caratteri della scrittura umanistica, la figura del copista con le sue predilezioni letterarie. Nelle note a margine dei manoscritti, la storia degli scambi culturali da un monastero all’altro. Codici e libri raccontano vicende di uomini e ci restituiscono l’immagine di una città protagonista nei secoli della progressiva diffusione della cultura, dalla riscoperta dei classici in epoca rinascimentale alla passione enciclopedica del secolo dei Lumi. La quarta giornata di studi su «Libri e lettori a Brescia tra Medioevo ed Età moderna», a cura del Dipartimento di Studi storici e filologici dell’Università Cattolica, del Centro di ricerca europeo «Libro editoria biblioteca» e della Fondazione Ugo Da Como di Lonato ha ieri aperto spazi d’osservazione su figure di eruditi, tecniche in evoluzione, scuole, stamperie e biblioteche.
Se la Queriniana è una grande miniera per gli studiosi della lunga vicenda che va dal manoscritto agli antichi caratteri a stampa, la ricostruzione storica si avvale di molti importanti contributi reperibili altrove, per il ruolo importante svolto da Brescia, nella trama delle influenze e dei contatti di carattere culturale. Dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano il filologo Marco Petoletti ha riportato la testimonianza dei santi venerati nel nostro territorio in epoca medievale: opera di un unico copista del secolo XIII, il volume che rimanda agli Umiliati di Gambara e di Palazzolo fa memoria dei Santi martiri Faustino e Giovita il 15 febbraio, della traslazione delle spoglie ad opera del vescovo Ramperto il 9 maggio, di Santa Giulia il 22 maggio, di vari vescovi.
La figura in filigrana della testa di bue con un fiore tra le corna e una freccia è un indizio della provenienza bresciana di molti manoscritti: Alessandra Perri si è concentrata sui nomi dei copisti e sulle caratteristiche del tratto nel passaggio dal gotico alla scrittura umanistica, che a Brescia è arrivata presto ed ha avuto un impiego molteplice, anche per testi di medicina. Prevalgono i codici di argomento o di fattura bresciana nei cinquecento volumi del fondo dei manoscritti della Fondazione Ugo Da Como: soffermandosi sulle preziose miniature, Sara Pierobon ha focalizzato l’attenzione sui volti dei santi guerrieri che fanno pensare alla mano di Paolo da Cailina il Giovane, sul leone d’oro della Serenissima nella raccolta dei privilegi ducali della famiglia Averoldi, su fregi decorativi di stampo ferrarese e aragonese.
Assunto dal Comune di Brescia come maestro di grammatica e retorica, Gabriele da Concorezzo - argomento della relazione di Alessandra Ardu - è stato un importante divulgatore di cultura letteraria tra i giovani dei ceti medi nei decenni centrali del secolo XV. I suoi discepoli hanno annotato sui volumi la frequenza alla scuola che era stata aperta nell’attuale piazza Loggia: accanto alle Georgiche, alle Metamorfosi di Ovidio e alle Vite di Plutarco compare un’antologia mitologica, forse integrata rispetto alla struttura originaria da questo maestro appassionato ed erudito, che nel risveglio culturale dell’epoca ha contribuito a recuperare e rilanciare la grande letteratura classica.
Curiosa è la figura del copista «sarto, cittadino bresciano»: così si presenta Cristoforo da Lozio nel manoscritto con un racconto in versi della Passione di Gesù conservato al Museo Correr di Venezia, scelto come oggetto di studio da Gabriele Paglia. L’autore dimostra una buona attitudine: sa copiare correttamente, con abilità di calligrafo e, in una mescolanza di volgare e latino, aggiunge notizie sui fatti che tra il 1420 e ’21 hanno segnato il passaggio del potere da Pandolfo Malatesta ai Visconti. Il codice, che probabilmente doveva servire alle personali meditazioni quotidiane, fa seguire ad una professione di fede componimenti religiosi di autori trecenteschi legati a Santa Caterina da Siena. Le miniature si collegano ai temi trattati: per la chiara diversità di stile rimandano a tre autori, con un curioso richiamo alla scultura di area tirolese.
Ricca di fermenti nel tempo delle copisterie umanistiche, Brescia conferma il suo amore per la letteratura quando inizia a diffondersi l’arte della stampa. Un esempio significativo portato ieri da Simone Signaroli è costituito dalla collaborazione tra il salodiano Giovanni Francesco «Pilade» Boccardo, filologo di Plauto e i Britannici, fratelli tipografi di Palazzolo. La sessione pomeridiana condotta da Valentina Grohovaz ha avvicinato a opere e momenti di Brescia coinvolta nella rivoluzione di Gutenberg, con una rivisitazione della figura dell’eretico Ippolito Chizzola e delle edizioni dei fratelli Pietro Maria e Francesco Marchetti, con una panoramica sulle librerie del Seicento e una ricognizione tra gli incunaboli custoditi a Lonato e la biblioteca Martinengo ordinata da Baldassarre Zamboni.
L’attitudine enciclopedica del secolo dei Lumi è ben esemplificata a Brescia dalla biblioteca di Giovanni Ludovico Luchi, sulle cui tracce si è messo il direttore della Biblioteca Queriniana Ennio Ferraglio. Nato a Brescia nel 1715, il Lucchi ha avuto una brillante carriera nell’Ordine Benedettino. Priore in diversi importanti monasteri, si ritirò negli ultimi anni in San Faustino dove continuò a studiare, raccogliere e trascrivere documenti. Volumi con la nota di possesso del Luchi sono stati rintracciati in diverse biblioteche: alla produzione italiana si unisce una notevole quantità di libri di provenienza francese, tedesca e anche belga, olandese e inglese. Le opere in latino hanno una decisa preminenza e gli interessi del dotto abate spaziano dall’ambito religioso alla storiografia, dall’umanesimo italiano, al materiale d’archivio, comprendendo anche una significativa presenza di incunaboli e manoscritti. Nell’epoca dei Lumi, questo intellettuale dimenticato dalla storiografia bresciana si dimostra ansioso di conoscere «non tanto il presente, bensì ciò da cui il presente traeva ragion d’essere».
Il percorso tra «Libri e lettori», condotto nelle due sessioni della mattina e del pomeriggio da Carla Maria Monti e Valentina Grohovaz è stato riassunto al termine da Andrea Canova.
Elisabetta Nicoli
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