Intervista al Prof.
Michelangelo Zaccarello
Direttore del Master in
Economia del libro Antico e d'Arte – MecLAdA

Nell’era di internet e
della realtà virtuale, ci si aspetterebbe che l’ampia disponibilità di e-texts e di banche dati digitali avesse
gravi ricadute sul mercato
del libro. Al contrario, esso gode di ottima salute, e riscuote tanto maggiore
successo quanto più
importanti sono gli aspetti
materiali ed estetici legati al libro stesso.
Ecco perché alle grandi
mostre del libro antico già affermate sul panorama internazionale (Milano
possiede la più importante,
alla Permanente dal 1990)
si affiancano molte nuove rassegne di volumi di pregio, a testimonianza di un
mercato vivace e
ricettivo anche sul piano
occupazionale.
Riportiamo l'intervista
con Michelangelo Zaccarello, Direttore del Master,
pubblicata in occasione della XVIII Mostra del Libro
antico di Milano, dal portale
web Affari Italiani.
Libri antichi/ Libri preziosi e rari quanto gioielli
Perché ha un senso
parlare di libri antichi? A Suo giudizio cosa spinge l'uomo moderno a ricercane
gli
esemplari più rari? Una sete di
dottrina? Un semplice edonismo, che è alla base di qualsiasi collezionismo? Una
pura ricerca estetica? O
un qualcosa di più misterioso che lega la nostra fantasia a tanti romanzi
medioevali, a
leggende su copisti e
amanuensi...
"Tutte
queste componenti hanno la loro importanza, e l’identikit del collezionista di
libri antichi è in continuo mutamento.
Diciamo però che a una
tradizionale figura di bibliofilo, che seguiva interessi ben precisi e spesso
legati alla storia e alle
tradizioni locali, si
va sostituendo figure di collezionisti che acquistano libri come opere d’arte,
dunque badando
soprattutto alla rarità e al
pregio estetico, e con un occhio alle notevoli potenzialità che il libro ha
come investimento.
Nella maggior parte dei
casi, quest’ultima tipologia ha buone capacità finanziarie e vivaci interessi
culturali, ma una
preparazione storico-bibliografica
inferiore all’amatore di una volta, e necessita dunque di un supporto
qualificato da
parte di librai e
consulenti".
In termini economici,
investire sui libri antichi che ritorno può portare?
"Ottimo. Il settore dei libri
antichi non ha in pratica mai conosciuto vere flessioni, neanche in fasi
congiunturali critiche
che hanno fortemente
penalizzato gli altri settori del collezionismo; per il libro antico, la
stagnazione è in realtà
equiparata alla flessione, poiché
le quotazioni hanno nel loro complesso (e con ovvie eccezioni) conosciuto un
moderato
ma costante aumento. Uno
studio del prof. Massimo De Caro, che è tra i docenti del prossimo Master in
Economia del
Libro Antico, dimostra che il rendimento dei libri antichi di
qualità assoluta può superare nettamente quello dei migliori
titoli
azionari sul lungo termine (20-25 anni)".
Ha alcuni esempi
concreti del valore che alcuni esemplari potevano avere 10-20 anni fa e di
quello che hanno
oggi?
"Senz’altro:
occorre tenere presente che alcuni libri restano dei classici del collezionismo
e dunque avevano già prezzi
molto elevati vent’anni fa.
I fattori determinanti restano la domanda e l’offerta. Un libro di leggendaria
bellezza, ma tutto
sommato non raro, è l’ ”Hypnerotomachia Poliphili”
stampata con meravigliose xilografie da Aldo Manuzio
nel 1499: sul
mercato ne appaiono anche 2-3
copie l’anno. Al contrario, della prima edizione dei “Canterbury
Tales” di G. Chaucer
(1477) non comparivano copie
da decenni quando
miliardario J. Paul Getty se la aggiudicò per ben 4,8 milioni di dollari. Per
quest’ultimo caso, occorre notare che la
richiesta di volumi antichi in
lingua inglese è molto aumentata nella società anglofona e globalizzata di
oggi: i più
facoltosi compratori vengono
sempre più spesso da Russia, Cina o Paesi Arabi ma vivono, hanno vissuto o
almeno
studiato in Inghilterra o Stati
Uniti".

Il libro delle Ore di
Bonaparte Ghisleri, 1503
Che cosa determina il
valore economico di un libro antico?
"Come ho detto, soprattutto il rapporto fra domanda e offerta. Ma
attenzione all’integrità (anche dei margini!), allo stato di
conservazione, alla legatura.
Fattori di particolare pregio sono poi la provenienza da una biblioteca
illustre, firme
d’appartenenza o ex
libris di personaggi famosi, o annotazioni marginali di particolare interesse
storico o letterario".
Vi possono essere
falsi, come capita per i dipinti? Se sì cosa bisogna fare per smascherarli?
"Ci
sono senz’altro: basti pensare al “Decameron” fiorentino del 1527 fatto
ristampare nel sec. XVIII. Ma contrariamente
al mercato dell’arte è un
business che non conviene, specie per il libro antico a stampa; troppo
complicato e costoso
produrre un falso, e troppe le
maniere di smascherarlo con facilità: per fare un esempio, occorrerebbe
procurarsi della
carta antica per sostituire
alcune carte di un libro, ma la carta antica ha filigrane sempre diverse, e
generalmente note, e
un esperto si
accorgerebbe subito dell’operazione. Per i meno abituati, consiglio di toccare
coi polpastrelli i caratteri di
stampa: un eventuale
fotocopia su carta antica non presenterebbe la caratteristica ‘profondità’
lasciata dal piombo sulla
carta umida al momento dell’impressione".
Il libro in assoluto
più costoso di cui ha sentito parlare?
"Parliamo
di libri a stampa, non dipinti o miniati: il manoscritto è un unicum e non è
mai paragonabile. Direi il famoso
“First Folio” dei
drammi di Shakespeare (Londra, 1623), venduto l’anno passato da Sotheby’s al libraio londinese Simon
Finch per 5,2 milioni di
dollari. Si trattava di una copia fresca e completa, ma non certo eccezionale,
di un libro rarissimo
sul mercato antiquario, ma
piuttosto frequente nelle biblioteche pubbliche inglesi ed americane".
Cosa l'ha spinta a
promuovere questo Master a Milano e quello già avviato a Verona?
"Uno
spiccato interesse per la materialità del libro, le sue modalità di
circolazione, il suo contesto storico e sociale. A
Verona insegno
filologia italiana, una disciplina cioè che è interamente rivolta alle
dinamiche di produzione e diffusione
dei testi. Ma dietro c’è
una vera passione di bibliofilo: della Mostra del Libro Antico che si apre
venerdì, ricordo molto
bene la prima edizione, che
vidi con occhi avidi di adolescente. Non avendo le risorse per diventare un collezionista
serio, mi accontento di
progettare corsi che preparino competenza e professionalità in un settore molto
specialistico e
decisamente difficile".
I Suoi obiettivi
futuri?
"Per adesso mi
basta il Master milanese!".
Un sogno inerente al
libro...
"Trovare su una
bancarella una copia del “De Divina Proporzione” di Luca Pacioli
(1509), come accadde a un
appassionato degli anni Novanta,
che lo rivendette tramite
scherzi, forse me lo terrei: è
un libro assolutamente splendido!".
Francesca Zardini