Il laboratorio di restauro del libro antico Monastero di S. Maria di Grottaferrata
Direttore: P. Antonio - tel. 06.945.60.19
Dal
Il laboratorio, istituito in una sala dell'antica foresteria dei monaci, ha
svolto da subito un ruolo importante, proprio quando in Italia il restauro
librario maturò la sua più importante trasformazione, affermandosi
definitivamente come attività che si basava contemporaneamente sulla ricerca scientifica
e su una elevata e raffinatissima abilità artigianale.
Fino al 1930 quest'arte era esercitata soprattutto presso il laboratorio
della Biblioteca Apostolica Vaticana oltre che, seppur in minor misura,
presso
Fu proprio in questo periodo che p. Nilo Borgia (1870-1942),
bibliotecario dell'Abbazia fin dal 1909, ebbe l'idea di far nascere a Grottaferrata un laboratorio in cui i monaci potessero
dedicarsi al restauro non solo dei loro preziosi manoscritti ma anche di quelli
di altre biblioteche. In breve il laboratorio si ampliò con l'aggiunta di un
locale annesso per il gabinetto chimico che aveva il compito di esaminare,
diagnosticare e suggerire le diverse terapie per gli speciali "pazienti".
In questi
anni, grazie all'intervento del prof. Alfonso Gallo, ispettore superiore
della Direzione Generale delle Biblioteche ed Accademie, nacque proprio
a Grottaferrata il progetto dell'Istituto di
Patologia del Libro con ambienti contigui al laboratorio che avrebbero
dovuto ospitare, tra gli altri, reparti di chimica, fisica, meteorologia oltre
ad un museo patologico del libro: idea grandiosa che richiamò sulla badia greca
un vasto interesse sia italiano, sia internazionale.
Le crescenti esigenze scientifiche dell'Istituto fecero, però, ampliare il
programma e spinsero a creare a Roma una sede più vasta, autonoma, con proprio
personale di ruolo.
Fin dai primissimi anni della sua attività giunsero nel laboratorio di restauro di Grottaferrata numerosi manoscritti da varie biblioteche e località, quali: Palermo, Ancona, Spoleto, Trisulti, Fabriano, Viterbo, Messina, Chiusi, Siena, l'Aquila, Lanciano, Cosenza, Ruvo di Puglia. Le stesse prestigiose biblioteche romane della Vallicelliana e dell'Alessandrina ricorsero per i loro volumi malati alle cure dei monaci criptensi. Da notare, inoltre, come il lavoro non si limitasse al solo intervento materiale, ma comprendesse, in particolare per i manoscritti più importanti, anche un'analisi bibliografica e scientifica. Fu così che in un volume del sec. XIV della Vallicelliana si rintracciarono anche Omelie di s. Efrem dei secc. VI/VII.
Tra gli innumerevoli
interventi di restauro è appena il caso di accennare ad alcuni di assoluto
prestigio quali: il codice membranaceo del Typikòn
di Càsole del sec. XII, ridotto in condizioni
indescrivibili dall'incendio del 1904 della Biblioteca Universitaria di
Torino; un Evangeliario greco del Tesoro di s. Marco, ridotto in pessime
condizioni dall'umidità e proveniente dalla Biblioteca Marciana di
Venezia; i tre rotoli in pergamena dei secc. XI/XII degli Exultet, provenienti dalla città pugliese di Troia.
L'alluvione di Firenze del 1966 vide i tecnici del laboratorio in prima fila. Infatti, fu lo stesso pontefice Paolo VI ad inviarli sul posto, dove prelevarono, dopo un primo indispensabile intervento contro gli effetti deleteri dell'acqua e del fango, oltre mille volumi che, condotti a Grottaferrata, furono tutti salvati e puntualmente recuperati.
Ma in assoluto il più prestigioso dei restauri effettuati da questa
autentica Officina Librorum è stato quello
delle oltre 1.000 carte vinciane del Codice
Atlantico di Leonardo, che raccoglie disegni di macchine, studi di
geometria, calcoli, vari appunti e note personali ed ebbe il titolo di "Disegni
di machine et delle arti secreti et altre cose
di Leonardo da Vinci racolti da Pompeo Leoni".
La situazione del codice era preoccupante. Dopo quattro secoli le colle, usate
per comporre l'album, decomponendosi avevano infatti
attratto insetti e tarme con deprecabili effetti, mentre iniziavano a
diffondersi anche le muffe e l'ossidazione.
Era
quindi necessario, innanzitutto, scollare le carte vinciane
dal foglio di fondo: cosa tutt'altro che facile, visti i risultati di alcuni
maldestri tentativi, eseguiti in epoca successiva alla seconda guerra mondiale,
che avevano provocato la diluizione degli inchiostri. Bisognava poi effettuare
la pulitura, la riparazione dei fori dei tarli, l'integrazione dei margini e
delle lacerazioni.
Il delicato e difficile lavoro fu affidato al Laboratorio di Restauro del
Libro Antico di Grottaferrata, che ottenne questo
importante incarico il 28 dicembre 1962, nonostante la prestigiosa concorrenza
del Laboratorio di restauro della Biblioteca Vaticana, dell'Istituto
di Patologia del Libro e dell'Institut Léonard de Vinci di Amboise.
Nell'ambito delle celebrazioni per il Millenario dell'Abbazia è stata allestita una mostra che, dopo l'indispensabile ricerca sui documenti, potesse dare il dovuto risalto all'intensa e proficua attività sopra descritta attraverso una rassegna espositiva di alcuni dei numerosissimi capolavori che proprio qui, nella badia greca, sono stati salvati da un degrado a volte ai limiti dell'irreversibile.
Giovanna Falcone
Alfredo Serangeli